
La Commissione europea, attraverso la Direzione Generale per il Mercato Interno, l’Industria, l’Imprenditoria e le PMI (DG GROW), ha pubblicato lo studio Impact-driven businesses in the EU: State of play and future prospects, con l’obiettivo di analizzare la diffusione e le caratteristiche delle imprese che integrano finalità sociali e ambientali all’interno del proprio modello di business. Il rapporto rappresenta uno dei primi tentativi a livello europeo di sistematizzare un panorama estremamente eterogeneo, caratterizzato da forme giuridiche, tradizioni imprenditoriali e approcci normativi differenti tra gli Stati membri.
Lo studio evidenzia come, negli ultimi anni, sia cresciuto l’interesse verso quelle imprese che perseguono intenzionalmente un impatto positivo sulla società e sull’ambiente attraverso la propria attività economica. Tali realtà comprendono modelli diversi, tra cui imprese sociali, cooperative, società benefit, sociétés à mission e altre organizzazioni orientate da una specifica missione sociale o ambientale. Tuttavia, nonostante la diffusione crescente di queste esperienze, l’Unione europea non dispone ancora di una definizione comune né di un quadro di riferimento condiviso che ne consenta l’identificazione e la comparabilità all’interno del mercato unico.
Per affrontare questa frammentazione, il rapporto propone l’utilizzo della categoria analitica di impact-driven businesses, intesa come insieme delle imprese che integrano in modo strutturale obiettivi sociali e/o ambientali nel proprio modello economico. Secondo l’impostazione dello studio, tali finalità non devono limitarsi ad attività accessorie di responsabilità sociale d’impresa, ma devono essere incorporate nella strategia aziendale, nei sistemi di governance, nei meccanismi di accountability e nei processi di creazione del valore. L’impatto, pertanto, viene considerato un elemento costitutivo dell’impresa e non un risultato marginale o complementare.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il rapporto tra la nozione di impact-driven business e il più ampio ambito dell’economia sociale. Lo studio sottolinea che le due categorie presentano importanti aree di sovrapposizione, ma non coincidono. Se da un lato cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali rientrano tradizionalmente nel perimetro dell’economia sociale, dall’altro la categoria delle imprese orientate all’impatto può includere anche società for profit che perseguono obiettivi sociali o ambientali senza aderire integralmente ai principi caratteristici dell’economia sociale.
La questione assume particolare rilevanza per il movimento cooperativo, che da sempre incorpora finalità sociali e mutualistiche nella propria struttura di governance. Il rapporto riconosce che, in molti casi, il valore sociale generato dalle cooperative deriva direttamente dalle loro caratteristiche organizzative, dalla partecipazione dei soci e dalle modalità di distribuzione del valore. Di conseguenza, qualsiasi futuro criterio europeo volto a definire e riconoscere le imprese orientate all’impatto dovrà tenere conto della pluralità dei modelli esistenti e delle differenti modalità con cui l’impatto viene integrato nell’attività economica.
Lo studio evidenzia inoltre come l’assenza di un quadro normativo armonizzato possa costituire un ostacolo allo sviluppo di queste imprese nel mercato unico europeo. La frammentazione legislativa tra gli Stati membri può infatti limitare il riconoscimento transfrontaliero dei diversi modelli imprenditoriali e incidere negativamente sull’accesso alla finanza sostenibile, agli investimenti e agli appalti pubblici. Tra le principali criticità individuate figurano proprio la mancanza di criteri comuni, le difficoltà di accesso ai finanziamenti e l’insufficiente valorizzazione delle imprese orientate all’impatto nelle procedure di public procurement.
Per rispondere a tali sfide, il rapporto prospetta la possibilità di sviluppare un riferimento europeo comune, inizialmente di natura non vincolante, in grado di favorire il riconoscimento delle imprese orientate all’impatto e la convergenza tra i diversi sistemi nazionali. La proposta ha raccolto un ampio consenso tra i partecipanti alla consultazione condotta nell’ambito dello studio, mentre in una fase successiva potrebbe essere valutata l’introduzione di uno status o di un marchio europeo volontario capace di rendere maggiormente identificabili queste imprese sul mercato.
Tra le prospettive future emerge anche l’esigenza di rafforzare il ruolo degli appalti pubblici e degli strumenti finanziari come leve per sostenere le imprese orientate all’impatto. In particolare, il rapporto suggerisce di promuovere criteri di aggiudicazione che valorizzino maggiormente gli impatti sociali e ambientali generati dalle imprese e di verificare l’adeguatezza degli strumenti finanziari esistenti rispetto alle loro specifiche esigenze.
Infine, lo studio richiama l’attenzione sul possibile collegamento con il futuro regime societario europeo denominato “EU Inc.”, ipotizzando che esso possa offrire nuove opportunità per l’evoluzione delle imprese orientate all’impatto. In ogni caso, il confronto avviato dalla Commissione europea appare destinato a influenzare in modo significativo il futuro riconoscimento di questi modelli imprenditoriali, con effetti rilevanti sull’accesso al mercato, alla finanza e agli strumenti di politica industriale e sociale dell’Unione.
Fonte principale: Impact-driven businesses in the EU: State of play and future prospects, Commissione europea – DG GROW, 2026






