
Per anni l’affidabilità di un’impresa è stata misurata quasi esclusivamente attraverso i dati economico-finanziari. Oggi questo approccio non è più sufficiente.
Un recente studio della Banca d’Italia, pubblicato nella collana Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento, conferma un’evidenza sempre più rilevante nel mondo della finanza e del credito: i fattori Social (S) e Governance (G) rappresentano elementi concreti nella valutazione del rischio di default delle imprese italiane.
L’analisi ha verificato se alcuni indicatori riconducibili alle dimensioni ESG possano migliorare la capacità predittiva dell’In-house Credit Assessment System (ICAS), il modello utilizzato dalla Banca d’Italia per la valutazione del merito creditizio delle imprese. I risultati dimostrano che l’integrazione di informazioni non finanziarie consente di affinare la stima del rischio di insolvenza, in particolare nelle micro e piccole imprese.
Oltre il bilancio: cosa ci dicono i fattori ESG
Se i dati di bilancio raccontano la situazione economica di un’azienda, i fattori ESG aiutano a comprenderne la solidità organizzativa, la capacità di adattamento e la qualità della gestione.
Lo studio evidenzia come alcuni indicatori legati alle persone e alla governance siano particolarmente significativi nel prevedere situazioni di difficoltà aziendale. Tra i principali:
- tasso di turnover del personale;
- livello delle retribuzioni rispetto al mercato di riferimento;
- tasso di licenziamenti;
- stabilità e composizione degli organi di governance;
- caratteristiche della struttura proprietaria.
Si tratta di elementi che riflettono la qualità del capitale umano, l’efficacia dei processi decisionali e la capacità dell’organizzazione di mantenere continuità e controllo nel tempo.
Il valore strategico delle dimensioni Social e Governance
La ricerca conferma che le imprese caratterizzate da buone pratiche di gestione delle persone e da assetti di governance solidi e trasparenti tendono a presentare livelli di rischio inferiori.
In altre parole, la sostenibilità non riguarda soltanto l’impatto ambientale o gli obblighi di rendicontazione. È sempre più un indicatore di resilienza aziendale, di capacità di creare valore nel lungo periodo e di affidabilità verso banche, investitori e stakeholder.
Non è un caso che i modelli di valutazione del rischio stiano progressivamente incorporando variabili ESG accanto ai tradizionali indicatori economici. Il mercato riconosce che la qualità della gestione e delle relazioni interne può influenzare in modo significativo la performance futura dell’impresa.
Una riflessione per imprenditori e manager
L’evidenza fornita dalla Banca d’Italia rafforza un concetto che chi opera nei percorsi di crescita aziendale osserva da tempo: il valore di un’impresa non dipende esclusivamente dai numeri presenti in bilancio.
Le aziende che investono nel benessere delle persone, nella trasparenza dei processi decisionali e nella qualità della governance costruiscono un patrimonio spesso invisibile, ma determinante per affrontare i cambiamenti del mercato e accedere a migliori opportunità finanziarie.
Gli ESG non rappresentano quindi soltanto un tema di compliance o sostenibilità. Sono un vero e proprio fattore competitivo, capace di incidere sulla capacità dell’impresa di generare fiducia, attrarre risorse e ridurre il proprio profilo di rischio.
La sostenibilità non è più soltanto una scelta strategica: sta diventando un parametro oggettivo con cui il mercato misura l’affidabilità delle imprese.
Fonte: Banca d’Italia



